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Cittadella di Porto
  XVI secolo XVIII secolo 1866

Veduta della cinquecentesca Cittadella di Porto

Galleria fotografica

Descrizione:

I tratti originari della fortezza di Porto sono noti grazie alla cartografia storica, in particolare la Urbis Mantuae Descriptio di Gabriele Bertazzolo e l’incisione specifica di Vincenzo Maria Coronelli, in cui appare chiaramente la fortezza ad impianto pentagonale irregolare con quattro bastioni angolari a cuneo: S. Maria (poi bastione I), S. Leopoldo (poi bastione II), S. Trinità (poi bastione III) e S. Anselmo (poi bastione IV).

All’inizio del XVIII secolo, secondo l’evoluzione dei fronti bastionati, all’impianto originario  furono aggiunte nuove opere esterne: rivellini a protezione delle cortine murarie (ad eccezione di quella rivolta verso il lago), mezzelune e controguardie di fiancheggiamento a protezione dei bastioni a cuneo, il tutto posizionato entro un ampio fossato alimentato dalle acque del lago. L’impianto settecentesco rimase sostanzialmente inalterato fino alla fine del XIX secolo. Nel rilievo del 1866 la fortezza, infatti, è raffigurata con la cinquecentesca cinta bastionata integrata da rivellini mezzelune e controguardie. Dal ponte dei Mulini, si accedeva alla fortezza attraverso Porta Nuova, protetta da un corpo di guardia (Wachhaus), raggiungibile per mezzo di un ponte (Al Vaso). Sulla sinistra, il ponte levatoio di Porta Caterina, che costituiva l’ingresso alla darsena militare, consentiva il collegamento con il bastione I dove era collocata la polveriera per il tempo di guerra n. II (Kriegspulvermagazin n. II); il circuito proseguiva con il bastione II, presso il quale si trovava il corpo di guardia della darsena (Wachhaus am Kriegshafen), il bastione III, presso il quale era collocata un’altra polveriera (Pulvermagazin n. III) e il bastione IV che collegava la cinta fortificata con le opere avanzate esterne poste a copertura e fiancheggiamento della cinta bastionata.

Oggi del possente impianto della Cittadella di Porto rimangono solo alcuni frammenti di cortina muraria, il bastione di S. Maria (o della Madonna), la darsena militare con Porta Caterina, la vicina polveriera, esempio dell’arte e della tecnica degli ingegneri militari asburgici, e Porta Giulia. Quest’ultima, che prende a modello gli antichi archi trionfali e riecheggia alcuni aspetti formali di Palazzo Te, sorprende per l’inconsueta grande aula interna in forme classicheggianti con copertura a volta e pareti modulate da una sequenza di paraste, arcate e finte porte architravate.

Principali vicende storiche:

Realizzata tra il XVI e il XVII secolo, in corrispondenza dell’omonimo borgo, quale avamposto fortificato, complementare alla città, isolato o isolabile, la fortezza di Porto costituì per lungo tempo la difesa del ponte-diga dei Mulini, che oltre a consentire l’accesso alla città costituiva un’opera idraulica fondamentale per il sistema di regolamentazione dei laghi. Dal 1529 nella costruzione della Cittadella fu impegnata buona parte delle risorse finanziarie e operative dello stato gonzaghesco. Un primo progetto fu presentato da Lorenzo Leonbruno, anche se, fin da principio, la responsabilità del cantiere fu affidata a Capino de Capo, cui subentrò l’ingegnere Carlo Nuvoloni il quale sovrintese all’opera per circa un ventennio. Al Nuvoloni sono attribuiti la concezione dell’intera fortezza e il complesso lavoro di sistemazione idraulica necessario per drenare il terreno e cingere la fortificazione con un fossato.

Nel 1538 il cantiere si interruppe ma pochi anni dopo, nel 1542, il cardinale Ercole Gonzaga e Margherita Paleologo decisero di ultimare la fortezza, affidando la direzione dell’opera alla sovrintendenza del Prefetto delle Fabbriche Giovan Battista Bertani e probabilmente a Gabriele sr. Bertazzolo. L’opera fu dotata di baluardi a cuneo e, lungo la cortina orientale, fu costruita la nuova Porta Giulia, realizzata tra il 1542 e il 1549 su disegno di Giulio Romano. Contrariamente a quanto comunemente ritenuto, nel 1569 la moderna fortezza non era ancora completata e nel corso del XVII secolo furono presentati alcuni progetti per il suo potenziamento. Nella prima metà del secolo fu Alfonso Guerrieri, comandante delle milizie gonzaghesche e governatore del Monferrato, ad occuparsi della Cittadella in qualità di comandante. Nel 1637 egli presentò un progetto per porre la fortezza in stato di buona difesa attraverso la costruzione di una tenaglia a protezione della porta del Vaso e dell’antistante torrione; la sua morte ne bloccò tuttavia la realizzazione. Nei decenni successivi furono impegnati in lavori alla fortezza il marchese Rolando Dalla Valle e i pittori Daniel van den Dyck e Salvatore Castiglione.

All’inizio del XVIII secolo, non appena gli austriaci ebbero preso possesso di Mantova, per la Cittadella di Porto furono predisposti interventi di ricostruzione e potenziamento mediante l’aggiunta di opere esterne. Estremo baluardo difensivo ed elemento fondamentale del sistema idraulico della città, l’antica struttura cinquecentesca si presentava, infatti, ormai inadeguata alle mutate esigenze difensive. Nell’ambito delle più aggiornate teorie relative all’evoluzione dei fronti bastionati furono progettate opere addizionali la cui realizzazione avvenne utilizzando materiali provenienti dalle numerose rocche fatiscenti e da altre fabbriche camerali distribuite nel contado delle quali fu decisa la demolizione in quanto ritenute inutili all’interno del mutato apparato difensivo. Il 6 maggio 1721 il dettagliato resoconto del sovrintendente alla fabbriche di sua Maestà nel ducato di Mantova, Giosafat Barlaam Bianchi, quantificava in oltre sei milioni di pezzi i mattoni trasferiti dalle rocche di Gazzuolo, di Ostiglia, dai castelli di Governolo, Borgoforte, Quistello, Dosolo e Castellucchio, all’opera posta dinnanzi a Porta Pradella e alla Cittadella di Porto, dove i capomastri realizzarono le muraglie alle controscarpe, assistiti da tecnici specializzati come l’ingegnere Wolfango Wiebant (o Wiebaut), inviato dalla corte cesarea, o il tenente ingegnere Margotti. Ulteriori lavori di potenziamento furono eseguiti negli anni Cinquanta del secolo, sotto la direzione dell’ingegnere ufficiale Nicolò Baschiera: in particolare il bacino interno fu trasformato in darsena militare, collegamento fluviale con la città di fondamentale importanza in caso d’assedio, e nelle sue vicinanze fu realizzata una nuova polveriera.

Con la Restaurazione non furono attuati interventi significativi, ma piuttosto di manutenzione ordinaria e straordinaria. In particolare nel 1842, il fabbricato del Vaso di Porto, danneggiato dai bombardamenti dell’assedio del 1796, cadde rovinosamente nel lago danneggiando anche un tratto del muraglione del ponte di passaggio alla Cittadella. I lavori di rifacimento del muraglione franato furono completati all’inizio del 1843. In seguito, furono presentati dei rilievi per il miglioramento del muro di scarpa del fianco sinistro arretrato del bastione IV (adiacente a Porta Giulia) e per il rifacimento degli impianti di sollevamento del ponte levatoio di Porta Caterina che costituiva l’ingresso alla darsena. Infine la messa in stato di difesa del 1866 richiese il rafforzamento delle coperture delle polveriere e la realizzazione di nuovi terrapieni.

In seguito all’annessione al Regno d’Italia si assistette al progressivo esaurimento del ruolo strategico-militare a lungo riconosciuto e attribuito alla città di Mantova, con la conseguente progressiva dismissione delle molte opere di difesa, realizzate nel corso dei secoli e parti di quell’ampio e complesso sistema difensivo che a lungo aveva caratterizzato il disegno della città. La  dismissione delle fortificazioni fu accompagnata dall’espansione e dalle esigenze della città moderna che assieme ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale contribuirono a cancellare buona parte di questa imponente opera difensiva.

Classificazione tipologica:
Cittadella
Progettisti:

Capino de Capo

Carlo Nuvoloni

Giovan Battista Bertani

Gabriele sr. Bertazzolo

Giulio Romano

Nicolò Baschiera

Ubicazione:

GPS: N 0.0000, E 0.0000
Stato di conservazione:

Della vasta struttura difensiva rimangono oggi alcuni tratti di cortina muraria, il bastione di Santa Maria (o della Madonna), Porta Giulia, l’ex darsena da guerra e la vicina polveriera.

Proprietà o Ente di riferimento:

Privata e pubblica.

Accessibilità:

Previo consenso dei proprietari, ad eccezione di Porta Giulia, accessibile.

Destinazione d’uso attuale:

Magazzini e depositi ad eccezione di Porta Giulia destinata ad uffici e abitazioni.

Principali fonti bibliografiche:
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Palvarini, M.R., Perogalli, C. (1983)Castelli dei Gonzaga, Milano, Rusconi Editore.