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Lunetta di Fossamana
  1866

Veduta della lunetta di Fossamana al 1866

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Descrizione

La lunetta di Fossamana, progettata insieme alla sua consimile detta di Frassino tra il 1859 e il 1860, doveva incrementare la difesa del fronte orientale della città fino ad allora protetto solo dalla lunetta di San Giorgio. Se fino alla metà dell’Ottocento infatti detto fronte aveva fatto principale affidamento sulla difesa passiva del lago ora, con le innovazioni introdotte nell’artiglieria proprio nel 1859, si rendeva auspicabile tenere il nemico più lontano dalla sponda stessa. La scelta dell’ubicazione specifica della lunetta unita all’orientamento delle sue fronti, trovava ragione nel proposito che essa potesse fiancheggiarsi con la già presente lunetta di San Giorgio incrementando così la componente attiva di difesa sul fronte est. L’approccio progettuale mirava ad una nuova configurazione in cui le tre lunette, quella di San Giorgio e quelle avanzate di Fossamana e di Frassino, dovevano poter formare un sistema.
La tipologia scelta per la progettazione presenta parecchie analogie con i forti della prima cerchia della vicina città di Verona, costruiti tutti tra il 1848 e il 1859, e si caratterizza per una tendenza alla standardizzazione dei tracciati che riduceva l’impegno progettuale ad un semplice adattamento alle caratteristiche morfologiche del sito. Questo consentiva una riduzione tanto dei tempi di progettazione quanto dei tempi di esecuzione grazie al fatto che le maestranze potevano affidarsi a schemi e processi costruttivi già noti e sperimentati.
L’opera, la cui impostazione richiama distintamente i caratteri del “sistema prussiano”, presenta un impianto poligonale a cinque lati con cinta aperta sul fronte verso la piazzaforte. Cortine e bastioni sono sostituite da un terrapieno modellato sul naturale angolo di pendio con grande risparmio dei materiali che sarebbero stati necessari per un rivestimento murario. In corrispondenza della base  del terrapieno vi è una palizzata in legno composta da pali affiancati appuntiti di un altezza superiore ai tre metri, questa separa il pendio dal fossato secco che ne cinge il perimetro. La difesa del fossato è assicurata poi da due caponiere disposte sui due angoli di spalla. Da queste, costruite in muratura e dotate di copertura blindata, si poteva fare un fuoco radente di fucileria lungo le fronti e, allo stesso tempo, un tiro diretto sul pendio di controscarpa.
Il lato di gola, chiuso da un semplice muro a feritoie, era protetto similmente da una grossa caponiera a tamburo sporgente, disposta sulla mezzeria della fronte, dalla quale si poteva spazzare efficacemente tutto lo spazio circostante. All’interno della piazza d’armi trovava sede un grande ridotto a forma di T rovesciato chiuso da una copertura blindata composta da una pesante orditura lignea e da uno strato superiore in terra. Questo ridotto, dotato di feritoie da fucileria su tutti i lati, era connesso, attraverso un cortile chiuso sui lati con funzione di luogo di adunata, con la caponiera di gola formando così un nucleo centrale di resistenza. In questo spazio infatti, grazie alla presenza di un pozzo artesiano, di viveri e munizioni che potevano essere stoccati al sicuro nel ridotto, la guarnigione, di circa 120 uomini, poteva asserragliarsi e resistere ad oltranza.
L’artiglieria era disposta al di sopra dei terrapieni e veniva approvvigionata da una polveriera collocata in posizione baricentrica sotto al terrapieno in corrispondenza del saliente centrale.
Dopo breve tempo, meno di 5 anni, si intervenne sulla struttura originaria fin qui descritta modificando i profili dei parapetti dei terrapieni per il tiro in barbetta e ricoprendo di terra l’intero sviluppo in alzato del ridotto centrale su tutti i lati esposti al nemico. I progressi dell’artiglieria rendevano infatti particolarmente vulnerabili le strutture in muratura del ridotto il quale, una volta ricoperto, perdeva però la sua funzione di difesa essendo le sue feritoie otturate. L’armamento inizialmente previsto e successivamente implementato dopo la modifica dei parapetti  era composto da 9 pezzi suddivisi tra 8 cannoni e un obice.

Principali vicende storiche

Il progetto della costruzione delle due lunette di Fossamana e di Frassino compare nell’epoca della seconda guerra di indipendenza, tra il 1859 e il 1860. I lavori per la costruzione erano certamente in corso nel 1860 e sembra che essi siano stati brevissimi. La lunetta, conclusa presumibilmente già a cavallo tra il 1861 e il 1862 fu sottoposta ad una serie di interventi già nel 1866. In quell’anno furono infatti adeguati i parapetti dei terrapieni per il tiro in barbetta e contestualmente furono ricoperti in terra tutti i lati del ridotto centrale che risultavano esposti al nemico. Nei primi anni del Novecento la lunetta di Fossamana venne trasformata, sotto il governo italiano, in deposito presidiato di materiale bellico per essere poi dismessa negli anni ’50 circa. Nel 1983 si registra, ad opera dell’amministrazione militare, la dismissione definitiva del fortilizio con il conseguente abbandono che perdura tutt’ora.

Osservazioni

Quest’opera fortificata, come la lunetta di Frassino sua gemella, nel momento stesso della sua costruzione risultò figlia di una concezione già superata.
L’essere stata progettata durante la sperimentazione della canna rigata per l’artiglieria, senza una corretta considerazione della fortuna di cui questa avrebbe potuto godere, la resero immediatamente sottodimensionata e inefficace. Ciò si tradusse in un errore di valutazione delle traiettorie balistiche per cui essa risultava troppo vicina alla lunetta di San Giorgio per costituire un livello difensivo ulteriore e tenere il nemico a distanza. Oltre a ciò, con i citati progressi dell’artiglieria, sarebbe stato possibile, una volta presa la lunetta di Fossamana, disporvi le artiglierie e battere la lunetta di San Giorgio provocando un effetto a catena sul sistema difensivo e un accesso diretto alla piazza. Dal punto di vista compositivo invece l’opera presenta un impianto semplificato rispetto alle realizzazioni coeve (si possono comparare ad esempio i forti staccati della prima cerchia della vicina Verona realizzati tra il 1848 e il 1859). I collegamenti tra i vari livelli difensivi risultano altrettanto semplificati, le caponiere esterne infatti non sono raggiungibili dalla piazza d’armi se non percorrendo il perimetro esterno del terrapieno protetto solo dalla palizzata. Mancano i passaggi in galleria, introdotti nei citati forti veneti a partire dal 1859, che avrebbero garantito, in caso di bombardamento nemico, il collegamento diretto e protetto attraverso i terrapieni.

Classificazione tipologica:
Opera a lunetta
Progettisti:

1859-1866
     Josef Ritter von Kussenitz
     Gedeon Radò de Szent-Màrtony
     Joseph von Leard

Ubicazione:
Comune di Mantova (MN), località Fossamana, strada del Forte
GPS: N 45.1692, E 10.8135


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Stato di conservazione:

Esistente.

La fortificazione versa in stato di abbandono, pericolante.

Proprietà o Ente di riferimento:

Ente di riferimento: Comune di Mantova.

Accessibilità:

Non accessibile liberamente.

Destinazione d’uso attuale:

Abbandonato.

Principali fonti bibliografiche:
Bonora C. (1999)Le difese militari, in Mantova e il suo territorio, a cura di G. Rumi, G. Mezzanotte, A. Cova, Milano, Cariplo, pp. 213-247.
Bonora Previdi, C. (2003)Il Mincio e la guerra. Storia di eserciti e fortificazioni, in Mincio. Parco laboratorio. Cultura e tecniche di manutenzione e valorizzazione del paesaggio, a cura di R. Pugliese, Milano, Edizioni Unicopli, pp. 223-247.
Bonora Previdi, C.- Roncai, L. (2008)Da città ducale a capoluogo di provincia: l'architettura a Mantova 1707-1946, in "Storia di Mantova. Uomini, ambiente, economia, società, istituzioni. Le radici del presente (1792-1960)", a cura di M.A. Romani, vol. II, Tre Lune Edizioni, Mantova, pp. 73-155.
Ferrari, D. (2000)La città fortificata. Mantova nelle mappe ottocentesche del Kriegsarchiv di Vienna, Modena, Il Bulino, pp. 158-164.
Jacobacci, V. (1980)La piazzaforte di Verona sotto la dominazione austriaca 1814-1866, Verona, Artegrafica, pp. 78-94.