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Lunetta Pompilio
  1861 1866

Veduta generale della lunetta di Pompilio nel 1861

Descrizione:

Il progetto della lunetta di Pompilio (Pompiglio secondo la dicitura austriaca) rientra negli interventi di potenziamento della città che comprendevano anche la costruzione delle lunette distaccate di Fossamana e Frassino. Lo sviluppo repentino dell’artiglieria in corrispondenza delle campagne militari del 1859 spinse l’amministrazione militare austriaca a incrementare le difese sul lato ovest della città dove l’inondazione del Paiolo era particolarmente ristretta. A sud del sistema di Belfiore e Pradella l’orografia del terreno creava infatti un promontorio, l’altura del Pompilio, sporgente verso la città sul quale il nemico avrebbe potuto posizionare delle artiglierie e battere il nucleo urbano. Per questo, perseguendo un’intuizione già napoleonica, gli ingegneri del genio ritennero opportuno creare una linea avanzata che, partendo dalla lunetta di Belfiore, corresse verso sud fino ad una nuova lunetta poi detta di Pompilio. Questo nuovo sistema, cui si aggiunse qualche anno dopo anche la batteria di Belgioioso, avrebbe funzionato da sbarramento nel caso di un attacco alla città da ovest e avrebbe in ogni caso tenuto le artiglierie nemiche ben lontane dalla città.

La tipologia scelta per la progettazione si caratterizza per una tendenza alla standardizzazione dei tracciati in modo da ridurre l’impegno progettuale ad un semplice adattamento alle caratteristiche morfologiche del sito, per questo si riconoscono nella lunetta diverse analogie di forma e composizione rispetto alle opere di Frassino e Fossamana.

L’opera, la cui impostazione richiama distintamente i caratteri del “sistema prussiano”, presenta un impianto poligonale con la cinta di terrapieni aperta sul fronte verso la piazzaforte. Rispetto alle lunette di Fossamana e Frassino in questo caso il fronte di gola abbandona il profilo rettilineo per assumere un tracciato leggermente tanagliato che converge al centro della gola.

Lo schema funzionale prevede una piazza d’armi interna, la cinta di terrapieni a copertura, un fossato secco che protegge anche il lato di gola e gli spalti esterni inclinati leggermente verso la campagna.

Anche in questo fortilizio cortine e bastioni sono sostituiti da un terrapieno modellato sul naturale angolo di pendio senza rivestimenti murari, tuttavia in corrispondenza del piede esterno si trova un muro “alla Carnot” che separa il terrapieno dal fossato secco coprendo tutto il perimetro della cinta a partire dall’interno della piazza d’armi. Muovendosi nel camminamento protetto dal muro “alla Carnot” le guarnigioni potevano sia raggiungere le due caponiere semicircolari poste a difesa del fossato secco sia battere con la fucileria direttamente il pendio di controscarpa appostandosi dietro alle feritoie distribuite regolarmente lungo lo sviluppo del muro.

Il fronte di gola tanagliato, chiuso da un semplice muro a feritoie con anteposto un piccolo fossato secco, era protetto da una grossa caponiera a tamburo sporgente, disposta sulla mezzeria della fronte, dalla quale si poteva spazzare efficacemente tutto lo spazio circostante e proteggere contestualmente l’ingresso alla lunetta collocato sul lato destro del tracciato di gola. All’interno della piazza d’armi trovava sede un grande ridotto a forma di T rovesciato costruito interamente in legno e chiuso da una copertura blindata composta da una robusta orditura lignea e da uno strato superiore in terra. Lungo i lati esposti al nemico le pareti, costituite da spessi tavolati in legno, erano originariamente dotate di feritoie orizzontali da fucileria attraverso le quali difendere la piazza d’armi nel caso l’assediante fosse riuscito ad entrare all’interno della cinta dei terrapieni. In più, sempre sul lato esposto, il ridotto era protetto anche da un riporto in terra che ricopriva lo sviluppo in alzato dalla base fino al livello delle feritoie e da una piccola cunetta ricavata all’interno della piazza d’armi a formare un piccolo fossato difensivo. Il lato del ridotto verso la gola era invece mantenuto aperto e si affacciava sul cortile interno alla piazza d’armi che lo poneva in collegamento alla caponiera di gola. Ridotto, cortile e caponiera di gola dovevano, anche in questo caso come già per Fossamana e Frassino, formare un nucleo protetto in cui concentrare alla bisogna guarnigione, provviste e munizioni e impostare una resistenza.

Sulla piazza d’armi, protetti dai rilevati dei terrapieni si trovavano poi una grande polveriera, disposta in corrispondenza della linea capitale, un pozzo per il rifornimento idrico, in corrispondenza della faccia di sinistra, e due riservette per lo smistamento delle polveri di servizio ai pezzi d’artiglieria disposti in piazzola al di sopra dei terrapieni.

Per la struttura e il funzionamento della lunetta si prospettarono poi variazioni sostanziali all’indomani della presentazione del piano del 1866 che puntava a potenziare le difese della città in conseguenza delle condizioni di instabilità politica dovute ai moti risorgimentali. Gli interventi previsti per la lunetta comprendevano l’adeguamento dei profili dei terrapieni secondo le nuove esigenze dell’artiglieria e la creazione di nuovi spazi funzionali all’interno della piazza d’armi.

L’armamento di progetto, che fu successivamente implementato dopo la modifica dei parapetti, era composto da 17 pezzi tra cui 8 cannoni, due dei quali ancora a retrocarica, 6 obici e 3 grandi mortai da 30 libbre.

Principali vicende storiche:

L’opportunità di costruire un’opera difensiva sull’altura del Pompilio venne evidenziata per la prima volta da Napoleone nel 1812 il quale inviò una nota alla direzione del genio affinché essa fosse progettata. Nel primo piano generale realizzato da François Bonnaventure Perriolas essa doveva assumere la forma di una lunetta in tutto simile a quella già realizzata a Belfiore e con quest’ultima perfettamente allineata a creare un fronte rettilineo al di là dell’inondazione di Paiolo su lato ovest della città. Il progetto almeno parzialmente sviluppato, che prevedeva un impegno di spesa di 530.000 franchi, non fu poi realizzato in seguito all’abbandono del Mantovano da parte dei francesi nel 1814.

Per i successivi quarant’anni l’altura del Pompilio fu occupata soltanto da qualche opera campale in terra prima finché gli austriaci con rapidi provvedimenti tornarono a considerarne l’importanza strategica alla luce delle mutate condizioni geopolitiche.

Il progetto della costruzione della lunetta di Pompilio compare così nell’epoca della seconda guerra di indipendenza, tra il 1859 e il 1860. Rispetto al precedente progetto francese l’opera risulta di tracciato differente e in posizione decisamente più avanzata.

Il completamento del progetto comprensivo dei dettagli risale con ogni probabilità al 1859 cui seguì l’inizio dei lavori che dovevano concludersi già a cavallo tra il 1861 e il 1862. Durante il 1866, ultimo anno della dominazione austriaca sul Mantovano, fu presentato poi un cospicuo pacchetto di interventi che prevedeva il ridisegno dei parapetti dei terrapieni, volto ad ospitare l’artiglieria in barbetta con la creazione di piazzole, traverse e riservette, la costruzione di nuovi spazi logistici all’interno della piazza d’armi. Fra questi erano previsti due locali in casamatta sul lato sinistro e tre sul lato destro, tutti realizzati con volte in laterizio affiancate e comunicanti al loro interno. Oltre a ciò doveva essere costruita poi una nuova polveriera in muratura collocata sul fianco sinistro e si doveva ricoprire il ridotto centrale interamente in terra per proteggerlo da possibili attacchi di artiglieria. In seguito a quest’ultima operazione il ridotto perdeva qualsiasi funzione difensiva, essendo le sue feritoie otturate, e rimaneva solamente come ricovero di materiali e accantonamento per la guarnigione.

Negli ultimi anni dell’Ottocento, insediatosi stabilmente il governo italiano nella città, l’amministrazione comunale intraprese il dialogo con il Ministero della Guerra per ottenere lo smantellamento dell’apparato difensivo cittadino e consentire così l’espansione urbanistica della città. Nel 1891 fu presentata la proposta di sistemazione del fronte ovest che prevedeva, tra i vari interventi, la bonifica della valletta del Paiolo coinvolgendo le opere di Pompilio e Belgioioso. I terreni comprendenti le due opere vennero quindi ceduti con la convenzione siglata nel 1906, affrancati dalle servitù militari nel 1910 ed infine ceduti all’Amministrazione Ospitaliera nel 1912 perché vi fosse costruito l’ospedale civile. In questi anni si colloca pertanto la demolizione della lunetta di Pompilio contestualmente ai lavori di costruzione ed ampliamento dell’ospedale oggi intitolato a “Carlo Poma”.

Osservazioni:

Per quanto riguarda le caratteristiche compositive di quest’opera fortificata valgono le considerazioni fatte per le lunette di Frassino e Fossamana sulla semplificazione dei tracciati e sulla razionalizzazione delle risorse per la sua costruzione. Pur mancando anche in questo caso i passaggi in galleria che consentano l’accesso diretto alle caponiere poste a difesa del fossato, la lunetta di Pompilio si contraddistingue per essere l’unica opera del sistema difensivo cittadino provvista di muro “alla Carnot”. Questo, in caso di bombardamento nemico, avrebbe offerto qualche garanzia in più rispetto alle palizzate in legno realizzate nelle opere del fronte est e, in più, grazie alle feritoie presenti lungo tutto lo sviluppo del tracciato avrebbe garantito una difesa più efficace attraverso la fucileria. Un ulteriore elemento che differenzia quest’opera rispetto alle sue coeve di Fossamana e Frassino è la presenza del fossato secco anche sul fronte di gola che garantiva una maggiore sicurezza nei confronti di un possibile aggiramento.

Classificazione tipologica:
Opera a Lunetta
Progettisti:

1859-1866

            Josef Ritter von Kussenitz

            Gedeon Radò de Szent-Màrtony

            Joseph von Leard

            Justus Dall’Agata

Ubicazione:
Comune di Mantova, località Pompilio
GPS: N 45.1478, E 10.7729


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Stato di conservazione:

Non più esistente.

Proprietà o Ente di riferimento:

-

Accessibilità:

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Destinazione d’uso attuale:

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Principali fonti bibliografiche:
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Bonora Previdi, C. (2003)Il Mincio e la guerra. Storia di eserciti e fortificazioni, in Mincio. Parco laboratorio. Cultura e tecniche di manutenzione e valorizzazione del paesaggio, a cura di R. Pugliese, Milano, Edizioni Unicopli, pp. 223-247.
Bonora Previdi, C.- Roncai, L. (2008)Da città ducale a capoluogo di provincia: l'architettura a Mantova 1707-1946, in "Storia di Mantova. Uomini, ambiente, economia, società, istituzioni. Le radici del presente (1792-1960)", a cura di M.A. Romani, vol. II, Tre Lune Edizioni, Mantova, pp. 73-155.
Fara, A. (2006)Napoleone architetto, Firenze, Olschki.
Ferrari, D. (2000)La città fortificata. Mantova nelle mappe ottocentesche del Kriegsarchiv di Vienna, Modena, Il Bulino, pp. 165-169.
Jacobacci, V. (1980)La piazzaforte di Verona sotto la dominazione austriaca 1814-1866, Verona, Artegrafica, pp. 78-94.