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Lunetta di San Giorgio
  1410 1814 1866 Veduta d’insieme

Particolare della rocchetta di ingresso al borgo di San Giorgio in corrispondenza dell'omonimo ponte

Galleria fotografica

Descrizione

La lunetta di San Giorgio fu costruita inseguito alla demolizione dell’omonimo borgo con rocca ordinata dai francesi all’indomani dell’annessione di Mantova alla repubblica Cisalpina. All’interno del piano difensivo francese, presentato nel 1802, la lunetta doveva assolvere alla funzione di testa di ponte, all’estremità est del ponte di San Giorgio sulla direttrice stradale che conduceva all’Adige, e di caposaldo distaccato di artiglieria che tenesse il nemico ben lontano dalle sponde del lago; nei piani originali essa doveva infatti coprire la porzione di fronte est compreso tra la cittadella e l’opera in progetto a casa Zanetti.
Il primo piano direttore elaborato dal generale François de Chasseloup-Laubat mostra un impianto simmetrico dotato di due facce, due fianchi e di un fronte di gola pressoché rettilineo fondato direttamente nelle acque del lago. In questo primo disegno non compare la rocca, detta di Sparafucile, il che fa pensare ad un iniziale intento di abbatterla mentre, nella realtà, poi essa costituirà l’unico elemento conservato del vecchio borgo.
In questa configurazione spicca la presenza di due terrapieni che, a partire dalla metà di ciascun fianco convergono arretrati sulla capitale della lunetta stabilendo un profilo concavo. Oltre a ciò si nota la grande caponiera saliente, sviluppata sul profilo di un poligono di tredici lati, cui fanno capo i due bracci di galleria di controscarpa che spazzano su un ampio fossato secco. Conclude la serie di livelli difensivi la strada coperta dotata di traverse in terra. La comunicazione tra il corpo della lunetta e il livello della galleria di controscarpa è assicurato da due passaggi coperti che, a partire dalle casamatte ricavate nei fianchi della lunetta, attraversavano il fossato secco per intercettare la galleria di controscarpa. Detti passaggi erano coperti dal terrapieno che costituiva il terraggio a difesa del fossato secco. L’accesso originario alla lunetta dalla campagna avveniva sul lato destro con un ponte levatoio sul fossato secco che introduceva alla piazza d’armi interna.
A fornire ulteriore potere difensivo all’opera concorrevano due batterie, opere in terra fondate nell’acqua del lago, che fungevano da paradosso. La disposizione di queste ultime era scelta in modo che le artiglierie su di esse disposte potessero spazzare d’infilata le due facce della lunetta.
I rilievi austriaci mostrano l’assenza del terrapieno concavo all’interno del corpo centrale ed una serie di locali ricavati all’esterno del tracciato originario della lunetta alla gola della stessa. Tra questi si individua chiaramente la rocca ed una serie di altri spazi rivolti alla funzione di presidio militare e daziario.
L’impianto funzionale della lunetta subì una variazione notevole quando, nella seconda metà dell’Ottocento, l’amministrazione militare austriaca scelse di modificare il tracciato della strada di accesso dalla campagna bypassando di fatto la lunetta. Fu demolito il ponte sul lato destro del fossato secco, chiuso il portale presente sul fianco e spostato il rilevato della strada in modo che  dagli spalti aggirasse la lunetta per congiungersi direttamente con il ponte di San Giorgio. Ciò permise di destinare l’opera alla sola funzione militare, il transito delle persone e delle merci dirette a Verona avveniva ora all’esterno di essa, e consentì di attrezzare gli spalti in maniera permanente per il tiro di artiglieria in barbetta.
L’armamento a metà Ottocento era composto da 28 pezzi distribuiti tra la lunetta e le due batterie a paradosso nel lago. Le bocche erano suddivise in 12 cannoni, 7 obici e 9 mortai.

Principali vicende storiche

La lunetta di San Giorgio sorse nei primi anni dell’Ottocento nel luogo ove prima esisteva un borgo con rocca. L’esistenza dell’antico borgo, al capo orientale del ponte di San Giorgio attraverso il lago, è documentata già a partire dal 1116. Nella seconda metà del XIV secolo fu Ludovico Gonzaga a cingere di mura l’abitato dotandolo in più di una rocca con funzione di avvistamento. Queste misure si giustificavano nell’ottica di prevenire le mire espansionistiche dei Visconti sul ducato mantovano. Lavori di rafforzamento delle mura e terrapieni del borgo furono compiuti, nel XV secolo, anche su indicazioni dell’ingegnere Giovanni da Padova. Sempre alla metà del Quattrocento risale probabilmente l’aggiunta di torri quadrangolari alla primaria cerchia di mura in fregio alla quale compare il fossato.
La struttura rimase inalterata con ogni probabilità fino alla fine del Settecento quando, nell’epoca della prima dominazione francese, appare una riorganizzazione delle difese del borgo che porta già la firma del generale francese François de Chasseloup-Laubat, allora al seguito dell’armata d’Italia. Alle tre aperture presenti sulla cinta gonzaghesca vengono anteposti, al di là del fossato, altrettanti lunettoni in terra che permettessero la difesa delle cortine murarie. Il potenziamento di questo impianto con opere campali provvisorie avvenne in più ad opera del Generale francese Foissac-Latour in occasione dell’assedio del 1799.
Nel 1801, subito dopo l’annessione di Mantova alla Repubblica Cisalpina, Chasseloup ordinò la demolizione del borgo, poiché esso avrebbe richiesto un numero troppo elevato di uomini per difenderlo ed al suo posto progettò la costruzione di una lunetta in muratura permanente.
Il piano difensivo elaborato dallo stesso generale il quale prevedeva la costruzione della lunetta fu presentato nel 1802 mentre, a causa della precedenza accordata ad altre opere, il piano direttore della lunetta comparì solo nel 1808. L’anno seguente fu approvato il piano, sviluppato nel dettaglio, ed iniziarono i lavori di trasporto di terra per la realizzazione del terrapieno. Negli anni che vanno dal 1809 al 1814 furono realizzate tutte le opere in muratura esterne, il ridotto saliente, la galleria di controscarpa, fu rivestita la lunetta e furono costruiti i locali casamattati alla gola senza arrivare al loro completamento. Nello stesso periodo furono conformate in terra costipata le due batterie in paradosso nelle acque del lago.
Nel 1814, in seguito alla messa in stato di guerra della fortezza, fu emanato l’ordine di abbattimento di tutti gli edifici che potessero ostruire la visuale di tiro dell’artiglieria entro il chilometro dai fortilizi. A San Giorgio fu ordinato tra l’altro la demolizione del mulino che serviva il vecchio borgo e del cimitero degli ebrei.
All’amministrazione austriaca, subentrata a quella francese, bastarono pochi anni per concludere i lavori sul corpo della lunetta e già nel 1834 l’opera poteva dirsi compiuta e perfettamente funzionante. Si arriva così al 1866, all’alba della terza guerra per l’indipendenza italiana, quando gli austriaci spostarono il rilevato della strada di accesso alla lunetta con la conseguente riorganizzazione degli spazi alla gola e, analogamente alle altre opere, adeguarono i terrapieni per il tiro in barbetta creando  piazzole e riservette.
Dopo l’annessione di Mantova al regno d’Italia la lunetta svolse funzione di presidio daziario cessando definitivamente la funzione militare nel 1914 in seguito alla radiazione dal novero delle fortificazioni e cessazione delle servitù. Nel periodo successivo alla prima Guerra Mondiale, su impulso dell’amministrazione comunale cittadina, fu promosso lo smantellamento delle opere difensive per consentire lo sviluppo della città e, in questi interventi, si colloca la demolizione della lunetta di cui rimane oggi soltanto la rocca superstite dell’antico borgo.

Osservazioni

A proposito di quest’opera fortificata si possono mettere in rilievo due considerazioni: la prima riguarda l’avvicendamento tra il vecchio borgo di San Giorgio e la lunetta, ciò è un emblema di quanto, nei secoli passati, le fortificazioni e gli apparati di difesa della città fossero importanti e determinassero le sorti dello sviluppo della città. Il fatto che per far posto ad un fortilizio si decidesse di sacrificare un borgo abitato da più di mille persone, un monastero, attività artigianali ed edifici antichi, ci rende misura del ruolo strutturante che le fortificazioni hanno giocato nel passato. Il secondo elemento degno di nota riguarda invece gli aspetti compositivi dell’opera, qui infatti Chasseloup, l’ingegnere progettista, inserisce i passaggi in galleria, trasversali al fossato secco, che permettono la comunicazione tra il livello della piazza d’armi interna e la galleria di controscarpa. Questo accorgimento conferisce all’opera un grado di funzionalità molto elevato ed accresce parecchio la sua capacità di resistenza in termini difensivi.

Classificazione tipologica:
Opera a lunetta
Progettisti:

1802-1814
     François de Chasseloup-Laubat
1815-1866
     Anton Haggenmüller
     Regimius Eyssen
     Joseph von Leard

Ubicazione:
Comune di Mantova (MN), località Lunetta
GPS: N 45.1632, E 10.8114


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Stato di conservazione:

Non più esistente.

La fortificazione è stata demolita nei primi anni del Novecento.

Proprietà o Ente di riferimento:

-

Accessibilità:

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Destinazione d’uso attuale:

La rocca di Sparafucile, unico elemento rimasto dell’intero complesso, è stata destinata negli anni a porta daziaria e successivamente a ostello della gioventù fin sul finire degli anni ’90 del Novecento periodo da cui è stata messa in disuso.

Principali fonti bibliografiche:
Davari, S. (1903)Notizie topografiche della città di Mantova nei secoli XIII, XIV, XV, Mantova, Rossi (ristampa, Mantova, Adalberto Sartori Editore, 1975), pp. 104-105.
Fara, A. (2006)Napoleone architetto, Firenze, Olschki, pp. 87-107.
Ferrari, D. (2000)La città fortificata. Mantova nelle mappe ottocentesche del Kriegsarchiv di Vienna, Modena, Il Bulino, pp. 134-136.
Palvarini, M.R., Perogalli, C. (1983)Castelli dei Gonzaga, Milano, Rusconi Editore, pp. 53-54, 72-73.
Restori, V. (1937)Mantova e dintorni. Guida storico artistica topografica, Mantova, pp. 466-470.