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Mura della seconda cerchia
  Mura della seconda cerchia

Veduta della città con le mura della seconda cerchia

Descrizione:

L’espansione a sud-ovest della città stabilì il superamento del limite del fossatum bovum (attuale via Accademia); il nuovo confine urbano fu fissato dal canale artificiale Rio, presumibilmente rinforzato lungo tutta la sua lunghezza da fortificazioni murarie non permanenti, comprendendo anche l’insula cornu (poi inglobata nel quartiere di San Leonardo). Sul Rio affacciavano quattro porte: Porta Leona (o del Leone) sull’asse dell’attuale corso Umberto I, Porta del Monticello (o dei Monticelli) sull’asse dell’attuale via Roma, Porta dell’Ospedale sull’asse dell’attuale via Pomponazzo e Porta Nuova sull’asse dell’attuale via Fratelli Bandiera. L’accesso alla nuova porzione urbana, che si estendeva verso nord-ovest sino alla piazza Don Leoni, ad ovest sino a viale Piave, a sud fino a viale Risorgimento e a est sino al limite del lago, avveniva attraverso ponti. Il suburbio era difeso da un fossato (redevallo), una cintura d’acqua che circondava i fronti occidentale e meridionale, separandolo dall’isola del Te e dal Migliaretto. Contiguo al redevallo fu eretto un terrapieno (o terraglio), successivamente consolidato con murature. Le porte di accesso al suburbio divennero tre: la Porta dei Folli, la Porta dell’Aquadruccio e la Porta di San Marco.

Principali vicende storiche:

A partire dal 1190, assieme agli interventi dell’ingegnere bergamasco Alberto Pitentino, finalizzato alla regolamentazione delle acque del Mincio in corrispondenza del nucleo urbano e in seguito ad una progressiva fortuna della città comunale e ad un notevole incremento demografico, si attuò la prima espansione della città in direzione sud-ovest. Si assistette così al superamento del precedente limite urbano oltre il fossatum bovum (attuale via Accademia), comprendendo anche l’insula cornu (poi inglobata nel quartiere di San Leonardo). Il limite della città ampliata fu quindi fissato a sud-ovest dal canale artificiale Rio, lungo il quale si aprirono quattro nuove porte: Porta Leona (o del Leone già Porta delle Quattro Porte), Porta del Monticello (o dei Monticelli); Porta dell’Ospedale (detta poi degli Arlotti) e Porta Nuova. Queste collegavano la città con il nuovo suburbio, difeso da un fossato (redevallo) che costituiva una cintura d’acqua che chiudeva i fronti occidentale e meridionale, separandolo dall’isola del Te e dal Migliaretto. La costruzione del redevallo si ritiene successiva alle sistemazioni di Pitentino, ad opera di non meglio specificati ingegneri e per ragioni prettamente difensive. Inizialmente un ponte (pontem redevali) collegava il suburbio col territorio circostante e a ridosso del fossato fu eretto un terrapieno (o terraglio), successivamente consolidato con murature. Nel 1240 si apprende, infatti, che Guido da Correggio fece costruire «bonissime mura» dal Cepetto, nei pressi di Porta Mulina, fino alla Porta Pradella; nel 1242 si proseguirono le mura fino alla chiesa di San Nicolò, sulla riva del lago Inferiore, e cioè fino all’insenatura dove sarebbe poi sorto il porto Catena. Tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, Gian Galeazzo Visconti portò lo stato milanese alla sua massima espansione territoriale e di fronte alle mire espansionistiche milanesi i Gonzaga si preoccuparono di rafforzare e perfezionare le difese del loro stato. Nel 1352 le cronache riportano che la città fu “murata”, sebbene non sia dato sapere in quale porzione del perimetro; è registrato anche il completamento del tratto di mura compreso fra San Nicolò e la darsena di Catena e probabilmente fu disposta la costruzione di mura anche lungo le sponde settentrionali chiudendo quasi integralmente l’antica ancona di Sant’Agnese. Stefano Davari riferisce che l’innalzamento di 8 braccia di una ampia porzione di terreno tra le chiese di San Nicolò e Gradaro per proteggerla dalle esondazioni delle acque del fiume Mincio, risalirebbe all’ottobre 1370 a dimostrazione che le mura, se presenti, non erano certamente adeguate a contenere eventuali piene fluviali. Infine intorno al 1395 Francesco Gonzaga ordinò la costruzione del tratto di mura che connetteva il castello al fossato dei Buoi, costruendovi a cerniera la torre di Sant’Alò. Tre divennero le porte d’accesso al nuovo suburbio: Porta dei Folli, eretta nel 1240 nei pressi della futura Porta Cerese (fu distrutta nel XVI secolo), Porta dell’Aquadruccio (la futura Porta Pradella), eretta nel 1242 e Porta di San Marco, poi della Pusterla, a conclusione dell’attuale Largo XXIV Maggio.

Classificazione tipologica:
Mura
Progettisti:

-

Ubicazione:
Comune di Mantova (Mn) Lungo Rio, viale Pitentino, via Mincio, lungolago Gonzaga
GPS: N 45.1594, E 10.7996


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Stato di conservazione:

Si conservano brevi tratti.

Proprietà o Ente di riferimento:

Privata

Ministero dei Lavori Pubblici

Accessibilità:

Tratti visitabili percorrendo viale Pitentino, via Mincio, lungolago Gonzaga.

Destinazione d’uso attuale:

Murature di edifici, di recinzione e contenimento.

Principali fonti bibliografiche:
Carpeggiani, P. - Pagliari, I. (1983)Mantova. Materiali per la storia urbana dalle origini all'Ottocento, Mantova, Gianluigi Arcari Editore, pp. 17-23.
Marani, E. (1965)Gli avanzi delle mura della “Civitas Vetus Mantuae”, in Atti del XIV Congresso Nazionale di Storia dell’Architettura (Brescia, Mantova, Cremona 1965), Padova, Tipografia Antoniana, pp. 31-37.
Marani, E. (1967)Il paesaggio lacustre di Mantova fra antichità romana e Medioevo, parte seconda, «Civiltà mantovana», anno II, quaderno 11, pp. 361-387.
Marani, E. (1969)Indicazioni documentarie fondamentali sulle tre cerchie di Mantova, «Civiltà Mantovana», a. IV, n. 22, pp. 225-240.
Tamassia, A.M. (1989)Mantova, in Archeologia urbana in Lombardia. Valutazione dei depositi archeologici e inventario dei vincoli, Modena, Panini, pp. 116-124.